storia del cbd
Redazione

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Charlotte e la storia del CBD come terapia e settore economico

Negli ultimi anni è nato un settore fino a poco tempo fa del tutto sconosciuto: stiamo parlando del mercato delle infiorescenze a basso contenuto di THC e alto contenuto di CBD.

Nonostante le restrizioni imposte dai governi di tutto il mondo, finalmente la cannabis, la pianta sacra, sta prendendo con la forza il posto che le aspetta nella storia.

Il primo uso documentato di una medicina derivata dalla cannabis risale al 2737 a.C., quando l’imperatore cinese Sheng Nung usò un tè infuso con cannabis per aiutare con una varietà di disturbi tra cui memoria, malaria, reumatismi e gotta.

Si ritiene inoltre che la regina Vittoria abbia usato il CBD per alleviare i crampi mestruali durante il suo regno, terminato nel 1901.

Storia della nascita del mercato del CBD

storia del cbd Prima che prendesse forma il mercato del CBD come oggi lo conosciamo, ossia con la vasta offerta di prodotti reperibili sia in determinati negozi fisici che online, questo composto ha dovuto far fronte alla diffidenza e ai pregiudizi che lo caratterizzavano inizialmente.

Alcune fonti spiegano che già in anni remoti la canapa veniva sfruttata per vari fini, tra cui per il fatto che la ritenevano un aiuto per la salute, oltre che utile per realizzare tessuti, vele, corde, ecc.

Ma da quando iniziarono a demonizzarla perché considerata pericolosa in quanto capace di drogare (e dunque pericolosa per la psiche e la salute), la situazione cambiò drasticamente. Tuttavia, in seguito iniziò gradualmente ad ottenere una reputazione migliore, grazie ad alcune importanti ricerche.

Di conseguenza, quando il CDB venne scoperto fu considerato pericoloso. Successivamente le opinioni a riguardo di tale sostanza cambiarono.

Infatti, nel 1940 un gruppo di chimici dell’Università dell’Illinois isolò questa molecola per la prima volta, e la dichiararono altamente tossica.

Dopo oltre vent’anni fu Raphael Mechoulam, chimico dell’università ebraica di Gerusalemme a studiare l’esatta struttura delle molecole di CBD.

L’anno successivo, il gruppo di ricercatori guidato da Mechoulam riuscì anche ad isolare l’altro cannabinoide molto noto, cioè il THC.

Nel corso dei loro studi, tali scienziati capirono molte cose interessanti sui cannabinoidi (CBD, THC e altri) presenti nella cannabis, e li reputarono potenzialmente utili a scopo terapeutico.

Negli anni settanta vari studiosi del Brasile cominciarono a cercare possibili effetti benefici del CBD, scoprendo le proprietà ansiolitiche di tale principio attivo.

Sempre negli anni settanta, vari studi dimostrarono che si tratta di un composto efficace anche contro nausea e vomito provocati dalla chemioterapia. In più venne alla luce anche la sua caratteristica di blando sedativo.

Durante gli anni novanta, alcuni ricercatori americani degli istituti nazionali di salute mentale scoprirono che il CBD è anche un antiossidante cellulare. Studi successivi suggerirono che tale particolarità conferisce al composto un ruolo importante come neuroprotettore, quindi utile per ridurre la degenerazione dei neuroni causata da malattie come il morbo di Parkinson e il morbo di Alzheimer.

Sempre per quanto concerne gli anni novanta, alcuni Stati degli USA legalizzarono la cannabis terapeutica. Cioè quella che può essere usata per fini terapeutici. Contiene valori significativi anche di THC (oltre che di CBD), essendo differente dalla cannabis light. Dopo alcuni anni, anche in Italia e altrove ne fu ammesso l’uso per fini terapeutici.

Nel 1998 nacque un farmaco con contenuto uguale di THC e CBD per trattare dolori e spasmi dovuti alla sclerosi multipla.

Successivamente gli studi sul CBD si concentrarono sui suoi effetti sul sistema immunitario e sulle sue proprietà antinfiammatorie e calmanti. Anche in questo caso furono portate alla luce diverse scoperte interessanti, che contribuirono ad aumentare ulteriormente in meglio la reputazione del cannabidiolo.

In anni più recenti gli scienziati hanno indagato sulle capacità del CBD di alleviare epilessia, cancro, ansia, schizofrenia e malattie cardiovascolari, trovando interessanti prove in merito.

Anni 2016 e 2017, in Italia cambia la situazione

Grazie ad una legge del 2016, ossia la n. 242 entrata in vigore a partire dall’anno seguente, in Italia viene reso possibile coltivare liberamente la cannabis light. Grazie a ciò, anche oggi troviamo diversi negozi fisici e online che vendono prodotti ottenuti tramite questa pianta.

La legge specifica che la cannabis light o canapa light, per considerarsi legale deve contenere un valore di THC non superiore allo 0,6%.

Invece, sempre a norma di legge, non esistono limitazioni per quanto concerne il quantitativo di CBD, il quale può essere anche molto elevato. Ciò anche in considerazione delle varie ricerche finora condotte relative ai suoi effetti benefici e al fatto che non è considerabile un composto stupefacente.

Il CBD oggi è legale in Italia? Cosa c’è da sapere

Nonostante il fatto che, per quanto riguarda la vendita della canapa light e prodotti derivati, in Italia ci sia una sorta di vuoto normativo, colmato in parte da una sentenza della Corte di Cassazione in tempi recenti, oggi in commercio esistono vari prodotti contenenti CBD, in quantità variabili.

Come già evidenziato in precedenza, sono acquistabili liberamente, sia online che nei negozi fisici.

Tra questi rientra la marijuana light, oltre che l’olio di CBD in forma liquida o in capsule, i cristalli di CBD, i preparati per tisana alla canapa, creme, unguenti, liquido per sigaretta elettronica con CBD, ecc.

Si tratta di prodotti che contengono sempre valori irrisori di THC.

Inoltre, in Italia, tramite ricetta medica è possibile usufruire anche della cannabis terapeutica (contenente anche THC oltre che CBD) e i prodotti ottenuti tramite questa pianta.

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