Le analisi sulla Cannabis light per rivenderla in sicurezza
Redazione

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Le analisi sulla Cannabis light per rivenderla in tutta sicurezza

Se sei un rivenditore di Cannabis light devi sapere che il modo migliore per commercializzarla in sicurezza è quello di farti dare le analisi dal fornitore.

Innanzitutto, le analisi possono darti la garanzia che il prodotto che poni in vendita sia effettivamente legale, dove va ricordato che in Italia è legale vendere la Cannabis purchè questa presenti un THC in feriore allo 0,6/0,5%.

In secondo luogo le analisi che indicano un contenuto di THC a norma di legge attribuiscono la buona fede a chi pone in vendita il prodotto, per cui nessuna responsabilità sotto il profilo penale potrà ravvisarsi in questo caso in presenza di “sforamenti” – che tuttavia non debbono verificarsi -. L’analisi però deve presentare delle caratteristiche ben precise, ovvero: riportare un lotto di produzione che deve corrispondere al lotto indicato nella confezione di Cannabis light che si pone in commercio; riportare lo stesso lotto di quello indicato nella fattura di vendita consegnata dal fornitore. In questi casi, conservando la fattura di acquisto per almeno un anno e comunque per tutto il periodo in cui il prodotto si trova nel negozio, si potrà stare tranquilli.

Quindi non ogni analisi “generica” è sufficiente, ma solo quella che possa essere direttamente riferibile a quella confezione particolare.

L’ultimo accorgimento da osservare è quello di presentare il prodotto come da collezione e non ad uso umano. La Cannabis light infatti com’è noto non può essere venduta per essere inalata, aspirata, per farci le tisane ecc. e comunque ad uso ricreativo, ma solo per scopi collezionistici, per ricerca, per deodorare gli ambienti ecc., ovvero ad uso tecnico. Chi l’acquista poi potrà farne l’utilizzo che ne preferisce, questo non è un problema per il rivenditore, il quale però dovrà evitare che la confezione sia aperta all’interno del suo negozio da parte del cliente.

Per quanto riguarda la vendita ai minorenni, la legge non pone nessun divieto esplicito, tuttavia si sconsiglia ugualmente di farlo.

Ultimo discorso da trattare è quello relativo ai cartellini delle sementi. La Legge n. 242/2016 riconosce ed ammette la produzione di piante di Cannabis derivante da una delle 62 tipologie di semi, la cui corrispondenza può essere garantita dal cartellino che il fornitore dovrebbe consegnare al rivenditore al momento della vendita. A questo punto si pone il problema se sia possibile rivendere la Cannabis light in mancanza di tali cartellini, posto che nella prassi non vengono consegnati quasi mai.

La situazione tema è la seguente: posto che la Legge 242/2016 parla di sementi certificate e del limite di 0,6%, in presenza del cartellino si potrà porre in vendita Cannabis con un limite di THC entro lo 0,6%, mentre in mancanza di tale cartellino, il limite si abbasserà a 0,5% che, com’è noto, in base alla legge italiana (DPR n. 309/1970), alla Giurisprudenza unanime (anche della Corte di Cassazione) e alla Scienza Medica internazionale costituisce un discrimine tra lo stupefacente e la sostanza lecita poichè non possiede effetti psicotropi. Quindi sena cartellini si potranno vendere fiori solosotto lo 0,5%.

Se hai un bar, un pub, un hemp/grow shop, un negozio di tatuaggi o di sigarette elettroniche (e via dicendo) e vuoi rivendere la Cannabis light in tutta sicurezza e nel rispetto dei requisiti di cui abbiamo parlato in questo post, e se desideri vendere prodotti di ottima qualità a prezzi competitivi, non esitare a contattarci, noi di Cannabis Light District  ti forniremo tutti i documenti necessari, ovvero le analisi, con lotto corrispondente a quello delle confezioni, i cartellini e la fattura pure riportante i lotti corrispondenti. Contattaci!

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