effetti terapeutici cbd
Redazione

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Effetti terapeutici del CBD o cannabidiolo

Dopo aver analizzato come interagisce il CBD sull’organismo, vediamo quali sono gli effetti terapeutici di questa fantastica molecola.

Sempre più studi infatti stanno finalmente dimostrando l’efficacia del cannabidiolo nel trattamento di numerosi problemi di salute.

Il CBD ha dimostrato notevole attività nella cura e sollievo in numerose condizioni psicofisiche e patologie varie.

Il cannabidiolo riesce a svolgere i suoi effetti benefici sulla salute umana grazie all’interazione con il sistema endocannabonoide o SEC, una rete di recettori presenti nei principali organi scoperti dai ricercatori proprio grazie allo studio derivante dalle molecole presenti nella cannabis.

Effetti terapeutici del CBD o cannabidiolo

I principali effetti terapeutici del CBD dimostrati dalla scienza (bibliografia scientifica disponibile a pié di pagina) sono:

  • Cura dell’ansia: il termine ansia è ampiamente utilizzato per descrivere uno stato emotivo complesso che provoca tutta una serie di comportamenti e stati psicofisici che possono minare il benessere della persona. Generalmente riconosciuta come una sensazione di disagio e tensione, troppo spesso viene sottovalutata e ignorata considerandola una patologia secondaria. Purtroppo per chi ne soffre, l’ansia può veramente invalidare la qualità della vita fisica ed emotiva ed è qui che il CBD può intervenire in nostro soccorso. Numerosi studi scientifici hanno finalmente dimostrato l’utilità del cannabidiolo nella cura degli stati d’ansia grazie alla sua interazione con i recettori CB1 e CB2 del sistema endocannabinoide umano. Paura ed ansia sono dei sistemi di difesa naturali che il nostro organismo attua per sopravvivere in situazioni di pericolo. Tuttavia quando queste paure sono croniche e non legate ad un singolo e reale evento, si genera uno stato di tensione continuo che provoca veri sintomi fisici come tachicardia, vertigini e nausea. La medicina tradizionale risolve questi problemi con l’utilizzo di farmaci quali ansiolitici, benzodiazepine e antidepressivi, tutte sostanze chimiche con pesanti effetti collaterali. Fortunatamente il CBD può venire in nostro soccorso. Essendo una sostanza naturale priva di effetti collaterali dimostrati, il cannabidiolo apporta sollievo allo stato d’ansia del consumatore. Nel 2015, sulla rivista Neurotherapeutics The Journal of the American Society for Experimental Neurotherapeutics è stata pubblicata una revisione completa degli studi scientifici condotti fino a quella data con lo scopo di verificare gli effetti terapeutici del CBD nella lotta contro l’ansia dimostrando come la molecola sia efficace nel ridurre gli stati d’ansia. Nel 2018, un gruppo di ricerca dell’Università di Washington ha effettuato uno studio clinico coinvolgendo più di 1.400 volontari per studiare l’efficacia dei prodotti a base di cannabis nei confronti di ansia e stress. I risultati hanno dimostrato che più del 58% delle persone coinvolte ha registrato un netto calo dello stato d’ansia, specialmente in coloro che assumevano estratti di cannabis a basso contenuto di THC e alto di CBD.
  • Dolore cronico: uno dei grandi mali dei nostri tempi che può avere mille cause diverse e distanti tra loro. Il dolore cronico può infatti derivare da un evento traumatico come un incidente, oppure da una patologia invalidante anche seria. Qualsiasi sia la causa, diversi studi clinici hanno dimostrato come il CBD, interagendo con il sistema endocannabinoide umano, possa modulare e ridurre il dolore cronico nelle persone. Nello specifico, il cannabidiolo è capace di modulare l’attività dell’attività dell’endocannabinoide anandamide, un mediatore lipidico coinvolto nel sistema del dolore. Per queste ragioni, sempre più spesso gli estratti di cannabis contenenti CBD vengono efficacemente utilizzati come coadiuvante anche nelle terapie antitumorali e come sostegno nel trattamento dell’HIV. Possono sembrare tutte affermazioni forti e lo sono, ma tutto dimostrato dalla ricerca medica scientifica. Per approfondimenti circa la cura dei dolori cronici e CBD, rimandiamo alla bibliografia a pié di pagina con tutte le fonti ufficiali ai diversi studi clinici citati. Uno studio effettuato nel 2020 dall’ Center for the Study of Medicinal Cannabis and Hemp di Philadelfia ha preso in esame 131 pazienti con dolori cronici persistenti curati con derivati oppiacei. Dopo un utilizzo di 8 settimane di prodotti contenenti CBD, il 54% ha evidenziato un netto miglioramento dello stato di dolore potendo inoltre ridurre o addirittura eliminare l’assunzione di oppiacei, mentre ben il 94% ha migliorato la qualità di vita. Questo studio dimostra la validità del CBD nel trattamento di dolori cronici invalidanti e una continua ricerca nel suo utilizzo per il miglioramento della qualità generale della vita nei pazienti.
  • Sollievo dei sintomi dell’epilessia: l’epilessia è una sindrome molto invalidante per chi ne soffre caratterizzata da crisi dovute all’iperattività di alcuni neuroni. Tali crisi sono caratterizzate da eventi come brevi episodi di perdita di conoscenza e da alterazioni a volte accompagnate da spasmi o da contrazioni di tipo convulsivo. Diversi studi clinici hanno evidenziato i benefici del CBD che sta diventando uno dei migliori alleati per chi purtroppo soffre di questo tipo di patologie. Secondo Marilena Vecchi, neuroepilettologa responsabile del Centro di riferimento nazionale Lice per la diagnosi e cura dell’epilessia infantile, il CBD si sta dimostrando particolarmente efficace per gravi forme di epilessia, soprattutto quelle infantili. La ricerca medica condotta in questi anni sia negli Stati Uniti sia in Europa ha cominciato a dimostrare la chiara azione antiepilettica del cannabidiolo. I risultati più recenti hanno evidenziato notevoli miglioramenti nei pazienti con epilessie farmacoresistenti mostrando la riduzione della frequenza crisi del 35-40% durante il periodo di trattamento. Grazie alla sua azione anticonvulsivante, il cannabidiolo aiuta nelle terapie di sollievo e recupero degli attacchi epilettici sia nella durata, intensità e frequenza. Non a caso la FDA, la Food and Drug Administration americana ha approvato per la prima volta l’Epidiolex, un farmaco a base di CBD per la cura di questo tipo di patologie. L’Epidiolex è una soluzione orale utilizzata per il trattamento delle convulsioni associate a due forme rare e gravi di epilessia, la sindrome di Lennox-Gastaut e la sindrome di Dravet, in pazienti di età pari o superiore a due anni.
  • Spasmi muscolari: sono contrazioni involontarie che coinvolgono uno o più muscoli causate da svariati problemi che riguardano i meccanismi regolatori della contrazione muscolare. Spesso agli spasmi muscolari sono associati anche a crampi muscolari che provocano un dolore più o meno forte da causare situazioni difficili e invalidanti. Questi spasmi muscolari possono avvenire anche in individui sani dopo aver effettuato una sessione sportiva eccessiva quando i muscoli del corpo si contraggono fino a provocare dolore, oppure in situazioni patologiche come sintomi comuni di alcune malattie croniche quali la sclerosi multipla, la paralisi cerebrale, la sindrome di Tourette e la sclerosi laterale amiotrofica. Ovviamente esistono diversi farmaci prescritti per chi soffre di spasmi muscolari e crampi frequenti, tuttavia alcuni di queste medicine tradizionali hanno anche pesanti effetti collaterali. Il CBD grazie alla sua attività antinfiammatoria interviene a beneficio di questa seria problematica. Diversi studi hanno evidenziato come questa molecola, associata anche alla cannabis terapeutica inalata possa migliorare notevolmente la qualità della vita del paziente. Come se tutto questo non fosse sufficiente per dimostrare come il CBD sia una molecola utilissima per il benessere e la cura della persona, numerosi studi hanno evidenziato come i cannabinoidi hanno benefici concreti nella terapia della sclerosi multipla.
  • Insonnia: dormire, una delle attività fondamentali dell’essere umano per sopravvivere bene e in salute. Purtroppo i ritmi attuali della società moderna e lo stile di vita impediscono un riposo degno di tale nome. L’insonnia e in generale tutti i problemi legati al sonno è una problematica in crescita nella popolazione occidentale. Fortunatamente, anche in questo ambito, il cannabidiolo può venire in nostro soccorso. Il CBD infatti è capace di regolare il ciclo sonno-veglia migliorando la qualità del riposo notturno. A differenza di altri integratori naturali, il CBD non ha un effetto sedativo, ma piuttosto una capacità di interazione con il nostro sistema interno dovuto all’ormai noto sistema endocannabinoide interno all’organismo. Uno studio condotto su 72 adulti con problemi di ansia e scarsa qualità del sonno ha rivelato come i due terzi dei partecipanti hanno riportato un miglioramento netto del sonno grazie al CBD dopo un solo mese di utilizzo. Il CBD non va inteso come sonnifero naturale che fa piombare nel sonno profondo chi lo assume, ma come un incredibile aiutante nella regolazione del proprio sistema regolatore del ciclo sonno-veglia. Il cannabidiolo infatti è un efficace mediatore di altri composti che aiuta a migliorare l’efficacia degli altri endocannabinoidi presenti naturalmente all’interno dell’organismo. Nonostante sia efficace anche da solo, quando viene usato in addizione alla melatonina, il CBD stimola un sonno più strutturato, riducendo la fase REM aiutando ad evitare i risvegli improvvisi durante la notte. Si è notato inoltre che il CBD aiuta anche nella riduzione delle apnee notturne, una patologia invalidante che peggiora la qualità del sonno e che comporta rischi per la salute come infarti e ictus.
  • Antipsicotico: i farmaci antipsicotici, denominati anche tranquillanti maggiori o neurolettici, sono i farmaci utilizzati per il trattamento della schizofrenia e per altre forme di psicosi. Questi farmaci purtroppo hanno importanti effetti collaterali. Grazie alla loro azione sedativa diminuiscono i comportamenti istintivi e aggressivi, tuttavia come risultato collaterale il soggetto che assume antipsicotici si ritrova in una condizione spesso caratterizzata da una riduzione delle attività sociali, inibizione di comportamenti motori, riduzione dell’iniziativa personale, lentezza nel rispondere agli stimoli e un sostanziale cambiamento nel comportamento sociale ed affettivo. Tutti effetti collaterali che possono essere evitati se si utilizza il CBD come rimedio naturale contro le psicosi. Diverse ricerche scientifiche hanno evidenziato come l’utilizzo di cannabidiolo in pazienti con patologie legate alla psicosi possa attenuare i sintomi e aiutare nella risoluzione della malattia. In uno studio clinico effettuato presso il King’s College London’s Institute of Psychiatry, 88 pazienti affetti da schizofrenia hanno ricevuto CBD in aggiunta alla loro normale cura farmacologia. Gli psichiatri, dopo 6 settimane di trattamento, hanno analizzando la risposta complessiva dei pazienti riscontrando livelli più bassi di sintomi psicotici nel gruppo che ha ricevuto il CBD come aiuto alla terapia farmacologica tradizionale. Secondo i ricercatori, il CBD è stato ben tollerato senza particolari effetti collaterali evidenzando come questo cannabinoide possa essere un utile alleato di tante condizioni psicofisiche diverse tra loro.
  • Analgesico: esistono tanti farmaci analgesici che riducono appunto il dolore, tuttavia nessuno è privo di effetti collaterali, specialmente quando la terapia per la riduzione della sofferenza fisica si propaga per lunghi periodi. I prodotti a base di CBD riescono a ridurre rapidamente il senso di nausea, sono molto digeribili, stimolano l’appetito e alleviano i dolori. Per queste ragioni il CBD viene utilizzato come aiutante nella lotta contro il dolore in persone con patologie gravi come ad esempio nelle terapie antitumorali e come sostegno nel trattamento dell’HIV. L’effetto antidolorifico del CBD è stato uno dei primi benefici scoperti dalla ricerca scientifica. Nello specifico, il cannabidiolo impedisce al corpo di assorbire l’anandamide, l’endocannabinoide naturalmente prodotto dall’organismo umano, riducendo notevolmente l’intensità di dolore percepito. Il CBD non ha la stessa potenza del suo cugini THC e tanto meno della morfina utilizzata come antidolorifico nei casi più gravi, tuttavia non ha nemmeno gli stessi effetti collaterali rendondolo un perfetto aiutante nella diminuzione del dolore cronico causato da dolori mestruali, emicranie, reumatismi, dolori connessi a sclerosi multipla e ad infiammazione dei nervi. Uno studio del 2016 pubblicato sull’Eur J Pain ha analizzato i benefici dell’utilizzo del cannabidiolo nei topi da laboratorio affetti da artrite. I topi hanno ricevuto diverse dosi di CBD per diversi giorni consecutivi. I ricercatori hanno notato che i topi a cui erano state somministrate alte concentrazioni di CBD hanno visto ridursi il dolore e il gonfiore articolare evidenziando i benefici del CBD come antidolorifico.
  • Antinfiammatorio: l’effetto antidolorifico del CBD è strettamente legato alla sua azione antinfiammatoria. L’infiammazione è una risposta fisiologica dell’organismo umano per far fronte ad un’alterazione che minaccia il normale stato di equilibrio. Pensiamo a quando subiamo un trauma, oppure siamo soggetti ad un virus o un batterio, l’organismo per riportare lo stato normale attiva tutta una serie di reazioni modulate dal sistema immunitario che inizialmente provocano un’infiammazione nell’area colpita che via via verrà riassorbita dai tessuti. Le attività antinfiammatorie del CBD sono ormai note dai tanti studi effettuati nel corso degli anni. Queste sono legate all’interazione del cannabidiolo con il sistema endocannabinoide che produce naturalmente endocannabinoidi responsabili di tante attività di modulazione dell’infiammazione e del dolore. Visto che i farmaci antinfiammatorii tradizionali non sono esenti da effetti collaterali, il CBD è un ottimo alleato nella cura delle infiammazioni acute e croniche. Il CBD, grazie alle sue proprietà antinfiammatorie, costituisce un valido supporto anche nel trattamento delle patologie legate alla salute della pelle come la psoriasi, l’acne e altre patologie cutanee.
  • Antiossidante: da un punto di vista chimico e biologico, con il termine antiossidante si identifica tutta una serie di sostanze capaci di contrastare la formazione dei radicali liberi dell’ossigeno che si creano in seguito alle normali reazioni di ossidazione nell’organismo umano. Questi radicali liberi sono molecole instabili che contengono uno o più elettroni spaiati e sono responsabili dello stress ossidativo in grado di generare danni alle cellule. Gli antiossidanti classici per eccellenza sono le vitamine assunte con la dieta, i sali minerali, gli oligoelementi e altre molecole specialmente contenute nella frutta e nelle verdure. All’interno di questa classe di composti troviamo anche il nostro CBD che è capace attraverso l’interazione con il sistema endocannabinoide di generare una reazione in grado di contrastare i radicali liberi. Uno studio pubblicato nel 2001 ha evidenziato come il CBD ha un notevole effetto antiossidante essendo capace di donare elettroni ai radicali liberi rendondoli composti stabili incapaci di recare danni alle strutture cellulari.
  • Antiemetico: con questo termine in medicina si intende una qualsiasi sostanza capace di diminuire la nausea e il vomito e nel riuscire a prevenirlo. Il vantaggio migliore del CBD nella riduzione di nausea è vomito è l’alta digeribilità dovuta anche dal fatto che gli oli di CBD non contengono componenti chimici e non sprigionano i sapori poco gradevoli dei farmaci antiemetici tradizionali, ricchi di antiacidi e bismuto. Le proprietà antiematiche del CBD lo rende il perfetto alleato in tutti quei pazienti che sono sotto trattamento farmacologico che provoca effetti collaterali come nausea e vomitoIl CBD cannabinoide non inebriante interagisce con i recettori che rilasciano serotonina e, se somministrato in dosi relativamente piccole, ha dimostrato di aiutare ad alleviare sia la nausea che il vomito. Il CBD effettua questo effetto interagento con i recettori che rilasciano serotonina che si trovano nel tronco encefalico.
  • Lenitivo: con questo termine ci si riferisce alla capacità di un determinato preparato di mitigare o calmare un’infezione localizzata nella cute e nell’epidermide; oltre ad alleviare la sindrome dolorosa il prodotto lenitivo è adatto anche a placare le aree cutanee particolarmente sensibilizzate. L’azione lenitiva dell’olio CBD è nota nei trattamenti di molte malattie che colpiscono la salute della pelle come la psoriasi e l’acne. Uno studio, condotto da ricercatori italiani con pazienti colpiti con psoriasi, ha dimostrato che l’applicazione di un unguento topico arricchito con cannabinoide sulla parte colpita dalla psoriasi ha ridotto i sintomi della malattia. Per dimostrare l’efficacia lenitiva del CBD, i ricercatori hanno hanno applicato un unguento al CBD su cinque pazienti con psoriasi nelle parti della pelle colpite dalla psoriasi due volte al giorno per tre mesi. I ricercatori hanno concluso che l’unguento oltre ad essere sicuro e privo di effetti collaterali ha notevolmente migliorato la qualità della vita dei pazienti con psorias grazie alla diminuzione del prurito e l’irritazione delle parti colpite dalla malattia. Nello specifico, i cannabinoidi permettono alla pelle di migliorare la sua funzione di difesa naturale dagli agenti esterni e da parte dei radicali liberi, riducendo quindi l’infiammazione cutanea, rallentando l’invecchiamento delle cellule chiamate cheratinociti e diminuendo la produzione di sebo da parte delle ghiandole sebacee.
  • Neuroprotettivo: nonostante i meccanismi d’azione siano ancora poco noti e oggetto di studi clinici in corso d’opera, il CBD evidenzia importanti proprietà e capacità neuroprotettive che possono essere utilizzate in svariati settori tra cui quello della cura e mitigazione delle patologie neurologiche.
    La comunità scientifica internazionale ha intrapreso diversi studi in ambito neurologico dell’utilizzo di CBD in quanto la particolareazione neuroprotettiva del CBD di alta qualità potrebbe portare ad importanti e incoraggianti risultati. Dalle prime evidenze, il cannabidiolo ha dimostrato una forte azione riduttiva dello stress ossidativo che può colpire le cellule cerebrali grazie alla sua azione antiossidante. Questa particolarità lo renderebbe un efficace trattamento nell’ambito di diverse malattie neurodegenerative, quali il Parkinson o il morbo di Alzheimer. Numerosi studi a partire dai primi anni 2000 sono riusciti a dimostrare come i fitocannabinoidi estratti dalla cannabis generino azioni protettrici dei neuroni colpiti dalle patologie neurodegenerative.
  • Antidepressivo: il potenziale uso terapeutico del CBD e altri fitocannabinoidi sta suscitando grande interesse nella comunità scientifica, specialmente nella gestione dei disturbi neuropsichiatrici a causa della relativa mancanza di efficacia degli attuali trattamenti. Numerosi studi sono stati condotti utilizzando i principali fitocannabinoidi. Il CBD mostra un interessante profilo farmacologico senza il potenziale di diventare una droga che genera dipendenza, a differenza del THC. Grazie agli effetti ansiolitici, antidepressivi e antipsicotici del CBD riscontrati negli studi sugli animali e sull’uomo si possono raggiungere interessanti novità nel trattamento della depressione. Nei roditori, i risultati suggeriscono che gli effetti del CBD dipendono dalla dose, dal ceppo, dalla durata della somministrazione (acuta vs cronica) e dalla via di somministrazione. Inoltre, alcuni bersagli chiave sono stati correlati a queste azioni farmacologiche del CBD, inclusi i recettori dei cannabinoidi (CB1r e CB2r), il recettore 5-HT1A e i fattori di neurogenesi. Gli studi clinici preliminari supportano anche l’efficacia del CBD come ansiolitico, antipsicotico e antidepressivo e, cosa più importante, un profilo rischio-beneficio positivo. Questi risultati promettenti supportano lo sviluppo di studi su larga scala per valutare ulteriormente il CBD come potenziale nuovo farmaco per il trattamento di questi disturbi psichiatrici.

Bibliografia CBD:

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https://jcannabisresearch.biomedcentral.com/articles/10.1186/s42238-019-0012-y

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