differenze tra cannabis indica e sativa
Redazione

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Differenza tra cannabis indica e cannabis sativa

Quali differenze intercorrono tra la la cannabis indica e la cannabis sativa? Innanzitutto diciamo che sono le principali tipologie di cannabis che, insieme alla varietà ruderalis, compongono le tre principali categorie di questa grande famiglia delle cosiddette Cannabacee. Le differenze riguardano la morfologia e i livelli di THC e di CBD in esse contenuti.

Differenza tra indica e sativa: morfologia

La prima differenza tra la cannabis indica e la cannabis sativa riguarda l’aspetto della pianta, vale a dire la sua morfologia.

La cannabis indica è una varietà di canapa tipicamente originaria di zone quali l’Afghanistan, il Pakistan, l’India settentrionale, l’Hindu Kush e di alcune aree dell’Europa orientale.

È un arbusto che si presenta compatto e dallo stelo piuttosto spesso. L’altezza generalmente non supera i due metri.

Le foglie si presentano di un colore verde scuro, a tratti si avvicinano al blu e al viola, sono corte e larghe e, le dita, sono in genere di un numero compreso da sette a nove.

I grappoli floreali che la cannabis indica produce, sono spessi e fitti e il periodo di fioritura è estremamente rapido, ma questo comporta la loro caratteristica di essere meno produttive rispetto alla sativa. Grazie alla sua capacità di adattamento, è indicata alla coltivazione indoor, sui balconi e sulle terrazze.

L’odore della varietà indica viene percepito all’altezza della parte inferiore della pianta e tende ad essere dolciastro, mentre l’aroma è molto avvolgente.

La cannabis sativa è una varietà originaria di delle regioni equatoriali, dell’India del sud, della Thailandia, del Messico e della Giamaica. La cannabis sativa si sviluppa in altezza e può raggiungere anche i cinque metri.

Le foglie hanno un colore verde chiaro, dovuto alla quantità molto bassa di clorofilla in esse contenute e sono lunghe e con dita sottili che possono raggiungere un numero pari a tredici.

La cannabis sativa ha un’aroma molto delicata e floreale mentre il sapore è deciso e pungente.

Queste varietà sono meno compatte e cespugliose della cannabis indica, ma a differenza di quest’ultima, hanno rese produttive più elevate.

Rispetto alla cannabis indica, la cannabis sativa ha una quantità minore di nodi (vale a dire l’intersezione tra lo stelo principale e i rami o tra questi e i germogli secondari) e sono meno folte.

Dunque, uno dei metodi per riuscire a distinguere una pianta di cannabis indica da una pianta di cannabis sativa, è quella di osservare le caratteristiche estetiche, come ad esempio la dimensione, lo spessore, la forma e il colore delle foglie.

Effetti della cannabis indica e della cannabis sativa

differenze tra cannabis indica e sativaLa seconda differenza che intercorre tra la pianta di cannabis indica e la pianta di cannabis sativa, riguarda gli effetti.

Gli effetti dipendono dalla concentrazione in esse contenute di THC e di CBD.

Il  tetraidrocannabinolo, detto più comunemente THC, è uno dei maggiori e più noti principi attivi della cannabis ed è la sostanza che produce gli effetti tipici della marijuana, quali un eccessivo rilassamento, un elevato rallentamento dei riflessi e una sensazione di offuscamento generale.

Il cannabidiolo, detto CBD, ha invece effetti positivi sull’organismo, poiché viene usato per aumentare i livelli di energia. Il cannabidiolo (CBD) e il tetraidrocannabinolo (THC), sono gli elementi e componenti più noti della cannabis.

È proprio per via dei diversi effetti che questi principi producono, che la legge è intervenuta.

Il decreto 242/2016 e successive circolari del Mipaaf (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali) ha stabilito che la coltivazione e la vendita di Cannabis con contenuto di THC inferiore alla soglia dello 0,6% è libera e legale. Se si supera questo valore, si rischia la detenzione in carcere.

Questa misura è stata presa dal momento che si ritiene che il THC possa alternare velocemente lo stato psicologico di una persona, indurlo in allucinazioni e condizioni d’animo poco piacevoli.

Ora, è proprio nella diversa quantità di THC e di CBD che avviene la distinzione tra la cannabis indica e quella sativa e dunque negli effetti che esse producono. In sintesi, la più rilevante differenza tra CBD e THC, consiste nel fatto che il primo non produce gli effetti psicotropi del secondo.

La cannabis indica produce un effetto che è stato definito stoned poiché produce un effetto che accentua tutte le sensazioni fisiche (gusto, tatto, udito) e ha un effetto rilassante che coinvolge sia la mente che il corpo.

Questa varietà è conosciuta per avere, dunque: effetti corporei; sensazioni altamente rilassanti a livello muscolare; riduzione di infiammazioni; efficace palliativo contro il dolore; concilia il sonno; azione sedativa; aumenta l’appetito; incrementa la produzione di dopamina; allevia stress ed ansia.

Le piante di cannabis sativa, in grado di favorire effetti quali: sensazioni altamente cerebrali; effetti stimolanti ed energizzanti; stati di forte motivazione; aumento della concentrazione e/o della lucidità mentale; ispirazione ed aumento della creatività; riduzione delle sensazioni di nausea; efficace palliativo contro la depressione, oltre alla capacità di indurre sensazioni di benessere e di essere uno stimolante dell’appetito.

La cannabis, con i suoi relativi usi e impieghi, fa parte della storia dell’uomo sin dalle sue origini e le sue prime attestazioni letterarie si possono far risalire al 500 a.C. con il “Libro delle Odi”, (Shih Ching) e i “Documenti dei Riti” (Li Chi), che raccontano in modo dettagliato le procedure in merito alla coltivazione e all’impiego tessile della canapa in Asia.

Ne parla anche lo storico greco antico Erodoto il quale, nelle sue “Storie”, ne descrive l’impiego nei rituali di purificazione dopo la celebrazione di un funerale.

La cannabis è inoltre citata nella Bibbia con il nome di Qaneh Bosm.

Nell’Esodo, ad esempio, la troviamo nel passo in Dio dice a Mosè di procurarsi i migliori aromi: “cinquecento sicli di mirra liquida, duecentocinquanta, cioè la metà, di cannella e duecentocinquanta di Qaneh Bosm, cinquecento sicli, in base al siclo del santuario, di cassia e un hin di olio d’oliva”.

  La coltivazione della cannabis, ha avuto una lunga e storica coltivazione nella nostra penisola, basti pensare che la canapicoltura ha avuto origine in Italia nel 1300 e che, fino agli anni Cinquanta del Novecento, l’Italia era il secondo maggiore Paese produttore al mondo dopo la Russia.

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