cbd contro la depressione
Redazione

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Il CBD aiuta contro la depressione?

Dopo un’iniziale perplessità iniziale, dovuta soprattutto a confusione e disinformazione, finalmente il CBD viene preso in seria considerazione in molti trattamenti per malattie anche gravi.

Oramai è molto ampia la letteratura scientifica che sostiene apertamente il CBD ed il suo utilizzo evidenziandone i benefici apportati alla salute.

Nonostante queste aperture, in Italia non tutti conoscono ancora a fondo questa materia, né le reali potenzialità del CBD nella lotta alla depressione.

Addirittura si fa ancora confusione con la terminologia. Vediamo qui di seguito di fare un po’ di chiarezza e di analizzare come il CBD si rivela utile nel trattamento di pazienti afflitti da depressione.

Cosa sono CBD e THC

Per fare chiarezza sul CBD e successivamente andare a capire come questo possa essere utile nella lotta alla depressione, è bene mettere in chiaro alcuni termini.

La canapa, la marijuana e la cannabis appartengono tutte ad una stessa famiglia di piante. A fare la differenza importante tra queste tre diverse varietà è soprattutto la concentrazione di THC.

Che cosa è il THC? E’ una molecola, chiamata per esteso tetraidrocannabidiolo, che è contenuta nelle piante della famiglia Cannabaceae. Ha effetti psicoattivi e può dunque portare ad alterazioni della percezione spazio temporale e ad un diffuso senso di euforia.

Nella pianta di canapa è presente anche un’altra molecola, ovvero il CBD. E’ questa un’altra molecola, che per esteso viene definita cannabidiolo, che però non ha alcun effetto psicoattivo e apporta soltanto benefici: in particolare ha una forte azione antidolorifica e antinfiammatoria, proprietà antiossidanti e offre un senso di sano rilassamento.

Quindi, al fine di fare chiarezza su preconcetti duri a morire, è bene specificare che non vi è alcuna correlazione tra il CBD, la marijuana e altre sostanze considerate illegali.

Negli oli di CBD è possibile trovare tracce di THC, ma soltanto in percentuali assolutamente residuali, ovvero al di sotto dello 0.6%. Quantità assolutamente trascurabili anche a livello legale.

Ed eccoci all’ultimo concetto da chiarire prima di passare a parlare direttamente dell’uso del CBD nel trattamento di pazienti afflitti da depressione.

Il CBD è assolutamente legale in Italia, in Europa e in gran parte del mondo. Nel nostro Paese è considerato legale quando presenta tassi di THC che non superano lo 0.6%, mentre in Europa la soglia è più bassa: 0.2%. In realtà gran parte dei prodotti derivati da CBD sul mercato italiano non hanno alcun tasso residuale di THC.

La depressione e i trattamenti

La causa principale di disabilità a livello mondiale, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS), è la depressione. Purtroppo però non è possibile dare dati precisi di questo killer silenzioso: non si può fare una stima attendibile delle perdite dovute alla depressione.

Il CBD si è rivelato negli anni un’ottima soluzione in molti casi a chi cerca un aiuto nella lotta giornaliera a questa malattia che miete così tante vittime.

La depressione in maniera canonica veniva trattata fino a pochi anni fa soltanto con farmaci SSRI, che altro non sono se non degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina. Questi farmaci vanno a modificare, in estrema sintesi, l’equilibrio ormonale del cervello al fine di eliminare la sintomatologia del paziente.

I buoni risultati di questi farmaci sono indiscutibili, ma purtroppo offrono una gamma di effetti collaterali importanti molto vasta. Senza contare che questi medicinali si prestano anche all’abuso degli stessi e a fenomeni di assuefazione.

Il CBD e la depressione

L’olio di CBD, viene usato nei trattamenti per la depressione perché, a differenza dei farmaci di cui sopra, ha un margine di sicurezza assolutamente migliore.

E’ stata infatti l’OMS stessa a riconoscere esplicitamente che il CBD è un preparato che non presenta alcun effetto collaterale e che non porta né ad abuso, né ad assuefazione.

Il CBD infatti va ad agire sul sistema endocannabinoide che è una rete di recettori, dislocata in tutto il corpo, che ha l’obiettivo di gestire un’ampia sfera di funzioni tra cui l’umore.

Recettori come il 5-HT1A, noto ai più come il ricettore della serotonina, sembrano degli ottimi alleati del CBD nella lotta ai sintomi depressivi

Le potenzialità di andare a trattare la depressione con l’olio di CBD ci sono tutte e sembrano molto incoraggianti gli studi che si fanno in merito, ma è bene specificare che gli oli di CBD non sono tutti uguali. Ne consegue che l’azione antidepressiva può essere più o meno efficace in base alla qualità del prodotto a base di CBD.

Che olio di CBD scegliere

Al fine di trattare la depressione al meglio, con risultati efficaci in tempi ristretti, è necessario che l’olio di CBD che si va ad utilizzare presenti due caratteristiche fondamentali.

Innanzitutto deve essere prodotto da una canapa che non sia di tipo industriale e deve essere estratto ad ampio spettro. Analizziamo meglio questi aspetti.

Il CBD può essere estratto sia dalla cannabis industriale che dalla pianta vera e propria di cannabis. Stiamo parlando di varietà che fanno sempre parte della famiglia della canapa sativa, ma i contenuti sono differenti.

Il CBD estratto da cannabis industriale infatti è meno efficace, seppure sia molto più presente sul mercato, perché ha un basso contenuto di CBD e di THC.

Seppure il contenuto di THC negli oli di CBD sia sempre in presenza residuale, un tasso molto basso, al di sotto dello 0,2% impoverisce la formulazione e gli effetti.

Ecco perché è preferibile utilizzare per il trattamento dei sintomi della depressione prodotti a base di CBD estratto ad ampio spettro che contengano anche tutti i cannabinoidi e i terpeni necessari.

Una volta trovato l’olio di CBD ideale è bene personalizzare il dosaggio in base alle proprie esigenze: non esiste una dose ideale, ma solo quella perfetta per quella precisa persona.

E’ sempre da tenere presente che più la dose è minima e meglio è: infatti, a volte, quando non si hanno gli effetti desiderati, la strategia migliore è quello di andare a ridurre la dose e non aumentarla.

E’ bene parlare al medico curante dell’intenzione di utilizzare il CBD al fine di evitare eventuali interazioni con medicinali che il paziente potrebbe già assumere.

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Fonti scientifiche:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7331870/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7699613/

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