Assoluzione se la perizia sulla pianta è fatta in ritardo
Redazione

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Assoluzione se la perizia sulla pianta è fatta in ritardo

Un’interessante (e condivisibile) sentenza emessa dal Tribunale di Lucca (addì 20.03.2019), richiamata dal noto Avvocato Zaina, ha statuito che nell’ipotesi di ritardo nella esecuzione della perizia sulle piante di marijuana sequestrate e di conseguente morte dei vegetali, l’imputato deve essere assolto.

Sul punto è nota oramai da tempo la posizione della Giurisprudenza italiana: la punibilità del coltivatore sussiste non solo quando le piante contengano THC ma anche quando le stesse siano idonee a giungere a successiva maturazione ed a produrre sostanza stupefacente, anche se in concreto non l’abbiano ancora sviluppata (non conta quindi lo stadio della pianta). E’ chiaro però che soprattutto in questo secondo caso ai fini della punibilità occorre espletare un consulenza tecnica che stabilisca la capacità delle piante a produrre sostanza drogante.

Ebbene, nell’ipotesi in cui il THC non si sia ancora sviluppato ed il Tribunale ritardi nel disporre la consulenza, il perimento delle piante renderà evidentemente impossibile stabilire la futura capacità drogante dei vegetali, con conseguente assenza di prova in ordine alla colpevolezza del prevenuto.

Quindi, ricapitolando, nelle fattispecie di coltivazione vi potrà essere assoluzione: nei casi di uso personale (che secondo i Tribunali italiani si attesta generalmente in presenza di 1/2 piante al massimo); nelle ipotesi in cui i vegetali non possiedano THC (oltre lo 0,5%) nè la capacità a svilupparlo in futuro; quando la sostanza ricavabile sia inidoea a produrre un effetto stupefacente in concreto rilevabile; nei casi in cui infine si renda impossibile analizzare il vegetale, come avvenuto nel caso deciso dal Tribunale lucchese.

Le analisi sul vegetali sono fondamentali. Si consideri infatti che in passato vi sono state assoluzioni pur in presenza di un numero elevato di piante allorquando era emerso, a seguito della perizia disposta dal Tribunale, che le dosi di stupefacente ricavabili erano di poche unità, di tal che non era possibile andare oltre la considerazione di un utilizzo meramente personale.

 

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